martedì 2 agosto 2011

Bologna 10:25

Io ricordo, qualche anno dopo, avevo dieci anni e d'estate andavo in treno a
Mantova a trovare i miei nonni.
Mia mamma durante lo scalo di Bologna mi accompagna a vedere la lapide
con i nomi delle persone, erano tantissimi, per me erano più del
numero che dicevano, il numero era una cosa sola, loro erano tante
persone.
Guardo lo squarcio che prende luce, ma qualcosa non mi torna, mi
ricordo d'aver visto in televisione che lì c'era un buco enorme, come
uno strappo, un pezzo della stazione non esisteva più, in quel momento
c'era gente dentro alla sala, mentre io ero in visita, la sensazione di
essere di passaggio mi dava sicurezza, non mi volevo certo fermare lì.
Avevo paura, quel posto era stato un buco enorme esposto alla luce,
esposto a tutte quelle persone che al caldo e nella polvere mi
sembravano formiche, mi faceva paura che tutto fosse tornato normale.
Nella mia testa doveva rimanerci il buco, le macerie, il caldo e la
polvere per mostrare che quel posto era stato strappato via. Forse per
far paura e far sentire in colpa chi aveva fatto quel mostruoso buco.

Chiesi a mia mamma il perché.

Ma non mi ricordo la risposta. Probabilmente non mi è bastata.

Posted via email from paolo valzania

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